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Aborto, la relazione annuale del Ministero indica un calo



Le donne italiane ricorrono sempre meno alla interruzione volontaria della gravidanza (IVG). Confermato, dunque, il trend in dimunizione del tasso di aborti nel nostro Paese, come evidenziato dalla relazione annuale sull’applicazione della legge 194/78 presentata ieri in Parlamento dal ministro per la Salute.
I dati del rapporto, relativi all’anno 2010, indicano un numero di IVG pari a 115.372, contro i 118.579 casi del 2009. In termini percentuali, la riduzione si attesta sul 2,7% annuo.
In generale, dal confronto tra i primi dati disponibili a partire dall’approvazione della normativa, relativi all’anno 1982, e questi ultimi, il decremento di interventi abortivi è stato pari al 50,9%: ai primi anni Ottanta, infatti, spetta il triste record del picco storico di aborti, poiché vi fecero ricorso ben 234.801 donne. Oggi, il tasso di abortività (cioè il numero di IGV ogni mille donne in età fertile) in Italia è pari all’8,2%, un valore tra i più bassi dei Paesi industrializzati.
Nel resto d’Europa, infatti, si registra il fenomeno contrario (se si escludono i Paesi ammessi di recente nell’Ue, come la Romania, in cui le interruzioni di gravidanza si sono più che dimezzate): tra il 1998 e il 2008, vi è stato un aumento del numero degli aborti pari a circa 70 mila casi l’anno. La Spagna è il Paese con l’incremento maggiore, così come molto alte sono le cifre in Francia e Gran Bretagna, dove ogni anno scelgono di interrompere la gravidanza circa 200 mila donne. Sale, purtroppo, il numero delle donne straniere residenti in Italia che ricorrono all’aborto: sono state il 33,4% nel 2009, più della metà delle quali sono originarie dell’Europa dell’Est.
La relazione ministeriale risulta carente dei dati relativi all’aborto farmacologico, ottenuto mediante l’assunzione della pillola RU486, cosiddetta “del giorno dopo”. Pare che i primi risultati definitivi derivanti dal monitoraggio del fenomeno saranno disponibili soltanto a partire dal 2012. Dati parziali, tuttavia, relativi a singole realtà regionali, rivelano disservizi nell’accesso alle prestazioni farmacologiche in oggetto, con tempi di attesa troppo lunghi, incompatibili con la tempestività dell’intervento che deve essere praticato entro le sette settimane.
A tale proposito, il dottor Silvio Viale, responsabile del servizio di IVG dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, afferma che “nel primo semestre del 2011 le pillole acquistate dagli ospedali italiani hanno già raggiunto il numero di quelle del 2010, oltre 4500.Gli aborti con la Ru486 sono il 5% a livello nazionale e il 10% in Piemonte. Sono solo tre le regioni che non hanno ancora acquistato alcuna confezione, Basilicata, Marche e Umbria, anche se quest’ultima è prossima a iniziare”.
Se è vero che in Italia diminuiscono gli aborti, è anche vero tuttavia che calano pure le nascite, passate dalle 564.573 del 2009 alle 556.805 del 2010.
Martina Damiani


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I commenti dei lettori
 
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Commento #1 di: Fabio Ferro

forse dipende dagli anticoncezionali..........​..le nascite nn sono in aumento.anzi
 
 
Commento #2 di: Raffaella Cortini

ý...e incide anche la pillola abortiva, il cui utilizzo è cresciuto a dismisura, purtroppo!
 

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