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Frattura del femore: la soluzione chirurgica all'immobilita'



Ogni 30 secondi in Europa si verifica una frattura tra gli anziani e secondo la SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria), nei prossimi due decenni si passerà dalle attuali 40.000 fratture a oltre 80.000 l’anno soprattutto a causa del previsto ulteriore invecchiamento della popolazione. Un problema economico e sociale su cui le Regioni cercano di intervenire.
Liana Zorzi intervista dottor Vincenzo Alecci, primario dell’Ospedale di Monfalcone (GO)
di Giovanni Cacia
La frattura più temuta e caratteristica dell’anziano è la frattura del femore. Le cause principali, come riportato dalla SIGG sono: ridotta stabilità o disequilibrio, diminuzione della forza muscolare, riduzione del visus, patologie concomitanti come l’ictus e i disturbi extrapiramidali, ma anche l’ipotensione ortostatica, l’assunzione di psicofarmaci e altre cause che aggravano il quadro, come l’osteoporosi malattia che colpisce un terzo delle donne fra i 60 e i 70 anni e i due terzi fra quelle con più di 80.
Consultando i dati del Ministero della Salute sul numero dei ricoveri relativi a protesi d’anca si può avere un’idea della rilevanza numerica ed economica del problema a livello ospedaliero. Basti pensare che l’Europa calcola in proposito un costo intorno ai 25 miliardi di euro/anno di cui il 20% serve per coprire le spese ospedaliere dove è richiesto un numero crescente di letti ortopedici dedicati e un decorso postoperatorio non sempre soddisfacente che comporta spesso disabilità e disagi in un’alta percentuale di casi. “Friuli, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno posto come obiettivo regionale la riduzione dei problemi correlati alle fratture di femore nell’anziano come la sindrome da allettamento, le piaghe da decubito, problemi respiratori – spiega Vincenzo Alecci, primario dell’Ospedale di Monfalcone (GO). – Operando le fratture entro le 24 ore dal trauma, è possibile evitare molte di queste complicanze soprattutto nei casi in cui l’intervento permette di mobilizzare immediatamente il paziente”.

CON LA VIA ANTERIORE IL PAZIENTE È SUBITO IN PIEDI
Mentre nel paziente giovane si cerca, ove possibile, di conservare la testa del femore eseguendo un’osteosintesi, nell’anziano la chirurgia conservativa può comportare delle complicanze soprattutto in presenza di problemi ossei quali l’osteoporosi. “In particolare, nella frattura del collo del femore nell’anziano l’intervento di endoprotesi o artroprotesi è certamente il “gold standard” – spiega l’esperto di Monfalcone che dal 2007 tratta le fratture del collo del femore negli anziani con la chirurgia mini invasiva per via anteriore che permette al paziente di camminare immediatamente dopo l’intervento. “Ho avuto l’idea di utilizzare la ‘via anteriore’ anche nelle fratture del collo del femore – tecnica attualmente utilizzata per i primi impianti di protesi d’anca nei casi di artrosi – dopo aver constatato i numerosi vantaggi che questa tecnica ha nei pazienti protesizzati: minore perdita ematica, minore dolore postoperatorio, minore incidenza di flebiti e tromboflebiti, rapida ripresa della deambulazione e ridotto periodo di riabilitazione e di ospedalizzazione. Queste considerazioni hanno reso certamente più razionale l’uso della tecnica per via anteriore anche nelle fratture di femore”.
LA TECNICA CHE ABBATTE I TEMPI DI RICOVERO
“La tecnica per via anteriore utilizzata nella frattura è identica a quella che viene praticata nella protesi dell’anca artrosica. In base alla valutazione clinica, radiografica ma soprattutto intraoperatoria, viene inoltre stabilito l’uso o meno del cemento che trova indicazione quando la capacità di osteointegrazione, ovvero la capacità dell’osso di rigenerarsi intorno alla protesi, sono basse e il rischio che la protesi non sia stabile diventa maggiore. L’intervento permette di mantenere l’integrità dei muscoli e delle relative innervazioni garantendo un recupero funzionale precoce, riducendo i tempi di ricovero di almeno due settimane rispetto alla chirurgia tradizionale. Questo comporta indubbi vantaggi economici e sociali: il rapido ritorno alla proprie abitudini permette una riduzione di costi in termini di ospedalizzazione, di presidi necessari alla riabilitazione e all’assistenza domiciliare.


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